Forum Ambrosetti di Cernobbio 2023

La rassegna stampa

La Stampa/ Secolo XIX 02-09-2023

Dal Forum Ambrosetti di Cernobbio emergono i timori per l'andamento e la tenuta del Paese
LA REAZIONI INVIATO A CERNOBBIO Proprio da qui, a Cernobbio, dal Forum più esclusivo organizzato da The European House Ambrosetti, un anno fa banchieri, manager e imprenditori avevano tirato la volata a Giorgia Meloni. Oggi, mentre la premier snobba la kermesse e manda avanti i suoi ministri, è già il tempo della preoccupazione. A bordo lago piomba come un macigno la revisione al ribasso del Pil, scivolato nel secondo trimestre dello 0,4%. «Credo che la situazione un po' preoccupante lo sia, perché questo non è il primo dato non particolarmente positivo - ammette il presidente di Assicurazioni Generali (e della Bocconi), Andrea Sironi -. Ritengo che l'economia italiana sia molto guidata da fattori esterni: ci sono economie importanti, come Germania e Cina, in forte rallentamento». E il governo? Per l'esecutivo, ragiona Sironi, il margine per raddrizzare la situazione «non è particolarmente elevato». I soldi a disposizione, del resto, sono quelli che sono. Tra i potenti riuniti a bordo lago, il 36% mantiene un moderato ottimismo sulla crescita del proprio fatturato. E si prova a relativizzare la frenata economica. «Passare da 0,8 a 0,7% di crescita acquisita non è un dramma - nota Emma Marcegaglia, presidente e ad dell'omonima holding - però è una crescita lenta». Per questo a sentire la ex numero uno di Confindustria «è importante concludere l'accordo con l'Europa sul Pnrr e metterlo in esecuzione il prima possibile». Suggerisce di «lavorare con gli altri paesi per ottenere un patto di stabilità che non ci ammazzi di nuovo». E poi il cuneo fiscale. Tema ricorrente: secondo Giuseppe Pasini, numero uno di Feralpi, settore acciaio, «il governo dovrebbe lavorare di più sul suo taglio, qualcosa è stato fatto ma non è sufficiente. A fronte di questo le imprese sono disponibili a concedere qualcosa in più in termini di salari». L'Italia però ha i suoi punti di forza: «Ha un'industria più diversificata che altrove, beneficia di un livello di risparmio rilevante, quindi in ultima istanza sono positivo», dice Alberto Marone, ad di Intrum per l'Italia e managing director Middle Europe. C'è chi come l'ad di Ntt Data Italia, Walter Ruffinoni, punta sul Pnrr che «dovrebbe riuscire un po' a compensare il rallentamento». Il punto però, come nota Toni Volpe, ad di Renantis (energie rinnovabili), è che «se non c'è la capacità di avere una visione di lungo termine come hanno altri paesi, continueremo a vivacchiare tra gli zerovirgola. Per avere un tasso di crescita sostenuto c'è bisogno di una politica industriale chiara e di lungo termine. Pensi all'eolico offshore: siamo il paese con il terzo potenziale al mondo, ma non lo stiamo sfruttando». Il presidente di Iren, Luca Dal Fabbro, si dice convinto che «il ribasso del Pil possa essere letto come un fenomeno passeggero e non strutturale, dettato prevalentemente da un contesto inflazionistico straordinario e da un ulteriore rialzo dei tassi. Ma credo anche che aziende come Iren possano dare un contributo importante alla ripresa, con investimenti significativi». C'è chi avrebbe voluto un confronto con Giorgia Meloni, che però a Cernobbio non si farà vedere. «Mi sarebbe piaciuto spiegarle come si sta muovendo il mondo ad esempio sulla transizione energetica e far notare come l'Italia vada nella direzione esattamente opposta», afferma l'ad del gruppo Nhoa, Carlalberto Guglielminotti. E poi ci sono le banche. Il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, guarda al prossimo anno, per quando si attende «una crescita del Pil dell'1%, un po' più veloce nella seconda parte dell'anno e un po' più lenta nella prima metà». Restano gli strappi col governo. Tipo la tassa sugli extraprofitti. «Il sistema bancario è una di quelle infrastrutture necessarie al Paese da tutelare e curare», avverte Giovanni Bossi, ad di Cherry Bank. Per Riccardo Illy, presidente del Polo del Gusto, la tassa sugli extraprofitti «è indice di un approccio dirigista». E pone un dilemma: «Meloni ci è o ci fa? Non sa che in economia non esistono extraprofitti, o vuole dare un messaggio populista ai cittadini? Da imprenditore la cosa mi preoccupa: oggi è toccato alle banche, domani a chi?»

 

huffingtonpost.it - 02-09-2023

Stavolta tocca a Mps: Tajani e la Lega litigano pure a Cernobbio dal nostro inviato  Carlotta Scozzari Per il leader di Forza Italia "prima lo Stato esce dalla banca e meglio è". Ma i leghisti Freni e Bagnai lo fermano subito: "La vendita non è al'ordine del giorno". Dopo gli extraprofitti e i porti, ennesimo alterco nel governo. Intanto la platea del Forum sfoggia ottimismo, nonostante l'incipiente recessione 02 Settembre 2023 alle 20:13 Dimentichiamoci quei Forum Ambrosetti di Cernobbio nei quali le maggioranze di governo andavano a braccetto, con l'obiettivo di presentarsi compatte e sorridenti davanti a una platea, non sempre facile, che rappresenta un po' il cuore pulsante dell'economia e della finanza. L'esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha oggi inaugurato un nuovo genere: quello del litigio, sia pure a distanza, sull'altro ramo del lago di Como, proprio in occasione dell'appuntamento annuale che a settembre riunisce il gotha della finanza e dell'economia. I due contendenti sono gli stessi che si sono già sfidati a singolar tenzone un po' per tutto il mese di agosto: i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, con quest'ultimo che oggi ha mandato avanti uno dei suoi uomini più esperti in economia, Alberto Bagnai. E sei nei giorni scorsi oggetto dello scontro erano stati prima il provvedimento sugli extraprofitti delle banche e poi la privatizzazione dei porti, oggi le spade si sono incrociate intorno al Monte dei Paschi di Siena, l'istituto di credito di cui il Tesoro guidato da Giancarlo Giorgetti possiede la quota di controllo del 64 per cento. La giornata parte piano la mattina, quando il ministro degli Esteri Tajani è atteso a Cernobbio come primo rappresentante del governo Meloni. Tra i temi che affronta, non manca il suo cavallo di battaglia estivo: le privatizzazioni. Un tema che, del resto, tende a piacere alla platea di Cernobbio decisamente più di quello degli extraprofitti bancari, tassa che tra l'altro incontra il favore di Salvini e i dubbi di Tajani. Così, parlando di privatizzazioni, il leader di Forza Italia si spinge fino a tirare in ballo Banca Mps, quasi che la vendita della partecipazione di controllo fosse un progetto del governo e quasi che non ci fosse già un accordo con l'Europa che prevede l'uscita, concordato fin dai tempi dell'ingresso dello Stato e poi rinegoziato. "Lo Stato non deve fare il banchiere - avvisa Tajani - si deve procedere alla privatizzazione" di Montepaschi. "Sarà il ministro Giorgetti a fare le proposte, prima si fa e meglio è, ma la proposta deve arrivare da Giorgetti. Vedremo quale sarà", ha aggiunto il vicepremier. Poco dopo a dargli manforte, sempre al Forum di Cernobbio, arriva il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso: "È giusto privatizzare il Monte dei Paschi di Siena, come e quando lo deciderà il Tesoro". Dopo le parole di Tajani e Urso su Mps monta subito il caso politico, facendo emergere in superficie una volta ancora tutte le differenze di vedute che rischiano di minare l'alleanza di governo. "Sarei cauto - invita da Cernobbio il sottosegretario al ministero dell'Economia, Federico Freni - si tratta di società quotate, soggette a vigilanza comunitaria. Nel momento in cui il governo riterrà maturi i tempi per la cessione di Montepaschi, certamente comincerà a valutare il processo di cessione. La maturazione di questi tempi - aggiunge il leghista Freni - non dipende solo dalla volontà del governo, ma da fattori esogeni come l'andamento della Borsa e dei mercati, del titolo Mps e del sistema bancario. Verrà il giorno in cui sarà ceduta, ma la fretta non è una buona consigliera".  La vera bomba, però, la lancia poco dopo il deputato della Lega, vicepresidente della commissione Finanze e responsabile del dipartimento Economia del partito, Alberto Bagnai. Quest'ultimo, assente a Cernobbio, affida il suo pensiero a una nota che trasmette alle agenzie di stampa con l'esplicito intento di correggere il pensiero di Tajani. "Così come la privatizzazione dei porti, già opportunamente smentita dalla premier - fa sapere Bagnai - anche la vendita della quota di Monte dei Paschi non è all'ordine del giorno. Il governo ha il dovere di approfondire i dossier e discuterne attentamente e riservatamente". Da ricordare che, un anno fa, l'idea accarezzata soprattutto in ambienti leghisti era quella di fare in modo che Montepaschi potesse rimettersi in piedi sulle sue gambe, evitando di confluire in un altro gruppo più grande. La stessa presidente del Consiglio, Meloni, in più occasioni ha espresso l'auspicio che Mps possa rappresentare la colonna portante di un terzo polo bancario, verosimilmente alle spalle di Intesa Sanpaolo e Unicredit. A ogni modo, qualunque cosa il governo deciderà di fare e, soprattutto, riuscirà a fare con Mps, al momento un accordo non c'è. E questo messaggio è arrivato forte e chiaro alla platea di Cernobbio. Che a questo punto domani attende il pensiero in proposito del ministro dell'Economia Giorgetti, il quale tra l'altro non ha ancora preso alcuna posizione ufficiale su due provvedimenti come la tassa sugli extraprofitti bancari, annunciata all'inizio di agosto, e le nuove norme sui crediti deteriorati, in fase di studio da parte di Urso. A Cernobbio nessuno, per il momento, si sbilancia su due misure che più di un osservatore giudica come un ingresso a gamba tesa dello Stato nel libero mercato; l'opposto delle privatizzazioni, insomma. C'è una sospensione del giudizio in attesa di capire quale forma prenderanno le versioni definitive degli interventi. Nel frattempo, la platea del forum che si svolge sul lago di Como si dice ottimista sull'andamento dell'economia italiana. Anche dopo il dato giunto ieri, che racconta di un Pil nel secondo trimestre arretrato dello 0,4% rispetto ai tre mesi prima, peggio delle precedenti stime. Un dato che ha spinto il direttore del Cer, Stefano Fantacone, a ritenere fuori portata l'obiettivo di crescita programmatica del Pil pari all'1%, messo nero su bianco da Giorgetti nel Def di aprile. "Sono un'ottimista di carattere e voglio rimanere tale - dice a HuffPost l'amministratrice delegata di Illy Caffè, Cristina Scocchia - è giusto guardare i segnali dell'economia di breve termine ma mi piace guardare anche quelli di più lungo termine. E nel 2022 l'Italia è cresciuta del 3,7%, meglio di tanti altri Paesi dell'Ue e anche degli Stati Uniti. Va ricordato che il primo trimestre del 2023 è già stato molto positivo, la variazione acquisita per l'anno è dello 0,7% e restare in territorio positivo in un periodo così complesso a livello economico e geopolitico è difficile".  "Questa recessione - afferma il numero uno di Intrum Italy, Alberto Marone - è la più annunciata e la meno realizzata della storia. Se osservo quello succede in molti altri Paesi europei, l'Italia sta molto meglio, grazie alla diversificazione dell'industria e al tesoro rappresentato dai risparmi privati, che creano un buffer (cuscinetto) anticiclico". I giudizi sull'operato del governo Meloni tendono a essere positivi, e magari a essere accompagnati da qualche auspicio e consiglio su quel che si potrebbe migliorare. "Capisco - riconosce Emanuela Trentin, ceo di Siram Veolia - che possa esserci qualche timore sulla crescita dell'economia guardando l'orizzonte, soprattutto per quel che riguarda l'andamento dell'industria. Nello stesso tempo, accogliamo con favore la revisione del Pnrr e la conseguente integrazione del RepowerEu a 19,2 miliardi di euro, di cui ben 14,8 per la transizione verde e l'efficientamento energetico, ripartiti in 6 miliardi per l'industria e 4 per la pubblica amministrazione. Con questo focus sull'industria - aggiunge Trentin - dal governo è arrivato un segnale importante di attenzione al nostro business". "Auspico che il governo - afferma Angelo Costa, ad di Arriva Italia - possa cogliere le grandi opportunità nell'accelerare la transizione energetica anche sul fronte della mobilità". E chissà che qualche risposta non arrivi già nella giornata di domenica, che prevede l'arrivo in massa dei ministri del governo Meloni. Certo, sempre che non venga fuori un nuovo motivo per litigare.