Quando le imprese fanno le banche

Sempre più spesso si invertono i ruoli

Durante l'ultima presentazione del nostro European Paymen Report ( EPR) sono emersi una serie di dati interessanti sul credito alle imprese. Dalla crisi del 2008 in poi, alla diminuzione del credito bancario alle imprese (passato da 900 a 650 miliardi di euro) si è associata la necessità di mantenere un profilo di maggiore liquidità. Poiché questa liquidità serve a far fronte a potenziali situazioni di crisi, non viene utilizzata virtuosamente per ridurre i tempi di pagamento. Al contrario, per colmare parzialmente il gap di 250 miliardi di credito bancario, le imprese hanno fatto sempre più improprio uso del credito commerciale. Con i tassi così bassi, il confine tra credito commerciale e finanziario è debolissimo; ad esempio il retailer con molti punti vendita in franchising oggi utilizza tempi di pagamento diversi: ad un punto vendita fa pagare la merce subito ad un altro concede dilazioni fino a 180 giorni.

Secondo il nostro EPR, il 68% degli intervistati dichiara che i pagamenti in ritardo sono intenzionali e che per mitigare l’effetto del ritardo si concedono:  sconti per essere pagati subito, un  importo più alto se si paga in ritardo e un piano di pagamento personalizzato. Si tratta di accorgimenti tipici del mondo bancario, la direttiva europea sui pagamenti B2B stabilisce che il termine di pagamento è 60 giorni, questo può essere esteso a patto che non sia iniquo per il creditore. Continua ad esserci, malgrado la direttiva, una forte asimmetria negoziale tra debitore e creditore, soprattutto quando sono coinvolte una grande ed una piccola azienda.