Presentato l’European Consumer Payment Report 2025 di Intrum che ha intervistato 20.000 consumatori europei in 20 paesi sui comportamenti di pagamento e sul benessere finanziario.
Il 75% degli italiani paga puntualmente le bollette ma nella Generazione Z il dato scende al 55%. Il 39% dei giovani si dichiara indebitato per imitare stili di vita visti sui social. Il 66% degli italiani è preoccupato in caso di acquisti importanti, secondo dato in Europa. Solo il 21% degli italiani ritengono di aver ricevuto una buona educazione finanziaria a scuola contro il 31% della Norvegia, prima in classifica.
Milano, 17 marzo 2026 – L’European Consumer Payment Report 2025 di Intrum, azienda specializzata nella gestione del credito, evidenzia un’Italia che prova a rialzarsi dopo anni di incertezza, ma che resta vulnerabile, in particolare nelle fasce generazionali più giovani della sua società. Infatti, mentre il 75% dei consumatori dichiara di riuscire a pagare puntualmente tutte le bollette, dato leggermente inferiore alla media europea, nella Gen Z il dato scende al 55% con difficoltà che risultano ricorrenti e non episodiche. Inoltre, il 39% della Gen Z dichiara di aver contratto un debito a causa della pressione esercitata dal confronto costante con lo stile di vita mostrato dagli influencer. Il 64% degli italiani mette da parte mensilmente dei fondi per le emergenze ma il 66% è preoccupato in caso di acquisti importanti, secondo dato in Europa dietro il Portogallo e davanti alla Grecia.
Sono alcune delle principali evidenze del rapporto Intrum che quest’anno introduce il Money Management Index, che analizza i comportamenti che favoriscono la stabilità finanziaria e assegna all’Italia un punteggio di 81,9, in linea con la media europea ma lontano dai Paesi più resilienti, confermando un equilibrio economico ancora delicato.
La Gen Z emerge come il gruppo complessivamente più a rischio, con un impressionante 46% di fragilità. Un risultato che ha tra le proprie cause un importante deficit formativo. In generale, Il 21% degli italiani ritiene di aver ricevuto una buona educazione finanziaria a scuola contro il 31% dei norvegesi, primi in graduatoria. Il dato evidenzia un vuoto educativo sistemico, che lascia molti ragazzi privi di una preparazione adeguata ad affrontare le sfide finanziarie della vita adulta.
Le fragilità della Gen Z nella gestione del denaro
Il rapporto evidenzia chiaramente le fragilità della Gen Z in relazione ai pagamenti. Tra le cause: redditi mediamente più bassi, ingressi tardivi e discontinui nel mercato del lavoro, un costo della vita più elevato rispetto alle generazioni precedenti e una minore capacità di accumulare risparmi strutturati. A questa precarietà si somma l’influenza dei social media, capaci di alimentare aspettative irrealistiche e comportamenti rischiosi: acquisti impulsivi, indebitamento per imitare stili di vita patinati e un impatto tangibile sulla salute mentale.
Il 71% degli intervistati ritiene che le piattaforme digitali contribuiscano a generare aspettative poco realistiche sullo stile di vita e sul benessere economico, mettendo ulteriore pressione sulle famiglie. Inoltre, circa un quarto degli intervistati (26%) afferma che la pressione di conformarsi agli stili di vita mostrati sui social abbia avuto un impatto negativo sul proprio benessere psicologico. Il dato cresce sensibilmente tra i più giovani, raggiungendo il 47% nella Gen Z. Circa la metà di questi dichiara di effettuare acquisti d’impulso e il 39% ammette di aver contratto debiti nel tentativo di emulare lo stile di vita degli influencer.
Altro fenomeno in forte crescita tra i giovani italiani nella Gen Z è quello del cosiddetto “subscription debt”, ovvero l’accumulo di costi ricorrenti legati a servizi in abbonamento (streaming, fitness, gaming, delivery, software, ecc.) che, sommati, possono generare un impatto significativo sul bilancio mensile.
Educazione finanziaria e tecnologia: due elementi chiave
Il rapporto Intrum evidenzia che le difficoltà dei consumatori nella gestione del denaro sembrano spesso avere origine nell’infanzia. Un segmento rilevante dei rispondenti indica di non aver ricevuto una buona educazione finanziaria a scuola (85% dei Gen Z) e in famiglia (63% dei Gen Z). Inoltre, una quota rilevante del campione dichiara di aver percepito il denaro come motivo di conflitto familiare durante l’infanzia, evidenziando un contesto emotivo poco favorevole allo sviluppo precoce di competenze economiche.
Osservando il livello di consapevolezza delle giovani generazioni, emerge un quadro molto netto: il 59% della Gen Z afferma di voler migliorare le proprie capacità di gestione del debito, mentre il 75% ammette di avere difficoltà a sviluppare abitudini finanziarie solide. Questi dati mostrano come la Gen Z sia pienamente consapevole della necessità di rafforzare la propria educazione finanziaria, facendo però fatica a individuare strumenti e percorsi efficaci per farlo.
In questo contesto di fragilità e bisogno crescente di competenze, l’intelligenza artificiale si sta affermando come una risorsa di grande potenziale che aiuta ad approfondire le proprie conoscenze in ambito di finanza personale.
Sebbene il suo utilizzo in Italia sia ancora agli inizi - solo l’11% del campione dichiara di impiegarla per gestire direttamente le proprie finanze e il 23% per comprendere termini e condizioni contrattuali - emergono già differenze significative tra le generazioni: solo il 13% dei Boomer e il 23% della Gen Z ha sperimentato applicazioni di AI in ambito finanziario, mentre tra i Millennial la quota è del 74%.
Nel complesso emerge una maggiore consapevolezza e una riduzione dei timori nei confronti dell’AI, accompagnate da una crescente accettazione. In Italia, l’impiego dell’AI a supporto della lettura di termini e condizioni cresce dal 15% del 2024 al 23% del 2025, pari a una crescita del 53%. Parallelamente, il timore di un impatto negativo dell’AI sull’occupazione scende dal 31% del 2024 al 25% del 2025, a dimostrazione che queste tecnologia viene percepita sempre meno come una minaccia e più come una potenziale risorsa.
“I dati dell’ultimo ECPR ci raccontano un Paese che sta ritrovando fiducia, ma che rimane esposto a shock anche minimi,” afferma Enrico Risso, Amministratore Delegato di Intrum Italy. “Molti italiani mostrano grande responsabilità nella gestione delle spese essenziali, ma la vulnerabilità resta elevata, soprattutto tra i giovani e tra chi non dispone di strumenti educativi adeguati. Il nostro rapporto ci indica chiaramente che introdurre l’educazione finanziaria fin dall’infanzia può innestare competenze di vita essenziali; da questo punto di vista, guardare ai modelli educativi dei Paesi nordici può rappresentare una leva strategica per crescere una cittadinanza più consapevole e preparata.”
INTRUM
Intrum è il principale provider europeo di servizi di gestione del credito, il cui scopo è favorire il benessere finanziario di persone, imprese e società. Attivo in 20 Paesi in Europa, con oltre un secolo di esperienza e circa 9.000 dipendenti al servizio di 70.000 aziende, Intrum promuove pagamenti sostenibili combinando tecnologia, empatia e un approccio centrato sulla persona.
La società ha sede a Stoccolma, in Svezia, ed è quotata al Nasdaq Stockholm. Nel 2025 i ricavi sono stati pari a 1,6 miliardi di Euro. Intrum Italy, i cui azionisti sono Intrum Group (51%) e Intesa Sanpaolo (49%), ha quasi 900 collaboratori e 23 uffici in 22 città italiane.